E’ stato approvato un emendamento alla finanziaria che prevede che i beni confiscati alle organizzazioni criminali siano venduti se la procedura di riconversione a fini sociali non si conclude entro 180 giorni.
Tenuto conto che i tempi medi di assegnazione si aggirano sui due, tre anni, introdurre per legge, ben sapendo che, al momento, mancano le risorse per rispettarlo, un termine irrealistico scaduto il quale i beni debbono essere venduti al migliore offerente significa,di fatto, prevedere che la stragrande maggioranza dei beni venga venduta.
Questo, in concreto, al di là delle propagandistiche dichiarazioni di intenti,
- significa stravolgere l’impalcatura della legge Rognoni - La Torre che, facendo una scelta di campo efficace e ad altissimo valore simbolico, ha inteso privilegiare la possibilità che i beni confiscati alla criminalità organizzata vengano riconvertiti a fini sociali e
- significa aumentare il rischio che la criminalità organizzata possa ri-ottenere la disponibilità dei beni confiscati nell'ambito delle inchieste giudiziarie.
martedì 24 novembre 2009
La destinazione a fini sociali dei beni confiscati alla mafia sarà ancora possibile? Un altro passo indietro
mercoledì 4 novembre 2009
Un ringraziamento particolare
La poetessa Alda Merini al "Senso della vita"
Lucida interprete di questo mondo folle.....
Chissà come ti senti ora.
Noi siamo tutti un pò orfani.
Ciao Alda ..............
giovedì 22 ottobre 2009
Le inquietanti stravaganze di un giudice: a proposito dei calzini azzurri del giudice Mesiano



Ebbene si, lo confesso.
Ho investito un discreto gruzzolo delle mie risorse finanziarie per volare a Bristol il weekend scorso ed assistere al concerto delle Indigo Girls.
Quante ne avete individuate?
Di stravaganze intendo.
Vi aiuto io.
1) chi sperpera denaro per assistere ad un concerto anziché risparmiare dimostra una incapacità gestionale del proprio patrimonio che a dir poco preoccupa ed è ai limiti della deficienza psichica;
2) segno di squilibrio è poi il fatto di affrontare un viaggio di migliaia di kilometri per un solo weekend perché non esiste proporzione tra costi e benefici;
3) se, poi, l’obiettivo è quello di rintronarsi con della musica rock già si intravedono i germi di una cultura eversiva di fondo che non può non essere di danno all’esercizio della professione;
4) per non dire del fatto che le Indigo Girls non hanno fatto mai mistero della loro omosessualità segno che anche chi solo accetta di andare ad un loro concerto non disdegna queste forme di devianza.
Dobbiamo davvero prepararci a questo?
Ho investito un discreto gruzzolo delle mie risorse finanziarie per volare a Bristol il weekend scorso ed assistere al concerto delle Indigo Girls.
Quante ne avete individuate?
Di stravaganze intendo.
Vi aiuto io.
1) chi sperpera denaro per assistere ad un concerto anziché risparmiare dimostra una incapacità gestionale del proprio patrimonio che a dir poco preoccupa ed è ai limiti della deficienza psichica;
2) segno di squilibrio è poi il fatto di affrontare un viaggio di migliaia di kilometri per un solo weekend perché non esiste proporzione tra costi e benefici;
3) se, poi, l’obiettivo è quello di rintronarsi con della musica rock già si intravedono i germi di una cultura eversiva di fondo che non può non essere di danno all’esercizio della professione;
4) per non dire del fatto che le Indigo Girls non hanno fatto mai mistero della loro omosessualità segno che anche chi solo accetta di andare ad un loro concerto non disdegna queste forme di devianza.
Dobbiamo davvero prepararci a questo?
mercoledì 21 ottobre 2009
La sentenza del giudice Mesiano questa sconosciuta
La vicenda sottesa è nota ai più: dopo varie vicissitudini giudiziarie, nel luglio del 2007 la Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la sentenza di condanna emessa dal Tribunale Penale di Milano nel 2003 a carico del giudice Metta e degli avvocati Previti, Pacifico, Acampora.
Metta era il giudice che aveva emesso una sentenza sul Lodo Mondadori permettendo così alla Fininvest di acquistare la proprietà del più grande impero editoriale italiano ai danni della CIR di Carlo De Benedetti: ed i processi hanno acclarato che quel giudice è stato corrotto dai tre avvocati della Fininvest.
La condanna penale dei quattro imputati prevedeva anche l’obbligo di risarcire a CIR il danno.
Trattandosi di cifre astronomiche è stato ovviamente impossibile per la CIR ottenere il risarcimento del danno da parte degli imputati (i quali, peraltro, non risultavano avere quasi nulla intestato a loro nome) e, pertanto, la CIR ha agito in sede civile per chiedere al giudice Mesiano di condannare la Fininvest al risarcimento del danno patito in conseguenza del lodo viziato.
Il giudice Mesiano , procedendo ad una sua autonoma valutazione di tutte le prove già emerse all’interno del processo penale, ha ritenuto di potere concludere che Fininvest doveva essere condannata a risarcire alla CIR il danno cagionato da chi aveva agito su incarico e nell’interesse della società Fininvest: in particolare Previti, che di fatto aveva sempre avuto un mandato generale a curare gli interessi della Fininvest, e Berlusconi che era all’epoca il Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fininvest (non così Acampora e Pacifico, gli altri due avvocati che avevano avuto solo un rapporto di opera professionale nei confronti della Fininvest).
Va chiarito che nell’ambito del processo penale nei confronti dell’imputato Berlusconi non si era più proceduto per prescrizione perchè solo a lui, e non agli altri coimputati, erano state concesse le attenuanti generiche: il processo a suo carico, pertanto, non era mai stato affrontato nel merito.
Cosa che, invece, ha fatto il giudice Mesiano ai fini della causa civile concludendo, dopo una valutazione di merito di tutte le prove già emerse, che Berlusconi non potesse essere ritenuto estraneo ai fatti: non è pensabile che un bonifico di circa tre miliardi di lire possa essere deciso ed effettuato senza che il legale rappresentante, che era poi anche amministratore della Fininvest, lo sapesse e lo accettasse.
Così conclude il giudice: “… pertanto è da ritenere, incidenter tantum ed ai soli fini civilistici del presente giudizio, che Silvio berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede, corresponsabilità che, come logica conseguenza, comporta, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore commesso nell’attività gestoria della società medesima, la responsabilità della stessa Fininvest…”.
Di qui la condanna della Fininvest a risarcire a CIR il danno da perdita di chance: non è dato sapere come sarebbe andata la vertenza del lodo Mondadori se il giudice non fosse stato corrotto, è, però, certo che la corruzione del giudice privò la CIR della chance di ottenere una decisione favorevole.
Metta era il giudice che aveva emesso una sentenza sul Lodo Mondadori permettendo così alla Fininvest di acquistare la proprietà del più grande impero editoriale italiano ai danni della CIR di Carlo De Benedetti: ed i processi hanno acclarato che quel giudice è stato corrotto dai tre avvocati della Fininvest.
La condanna penale dei quattro imputati prevedeva anche l’obbligo di risarcire a CIR il danno.
Trattandosi di cifre astronomiche è stato ovviamente impossibile per la CIR ottenere il risarcimento del danno da parte degli imputati (i quali, peraltro, non risultavano avere quasi nulla intestato a loro nome) e, pertanto, la CIR ha agito in sede civile per chiedere al giudice Mesiano di condannare la Fininvest al risarcimento del danno patito in conseguenza del lodo viziato.
Il giudice Mesiano , procedendo ad una sua autonoma valutazione di tutte le prove già emerse all’interno del processo penale, ha ritenuto di potere concludere che Fininvest doveva essere condannata a risarcire alla CIR il danno cagionato da chi aveva agito su incarico e nell’interesse della società Fininvest: in particolare Previti, che di fatto aveva sempre avuto un mandato generale a curare gli interessi della Fininvest, e Berlusconi che era all’epoca il Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fininvest (non così Acampora e Pacifico, gli altri due avvocati che avevano avuto solo un rapporto di opera professionale nei confronti della Fininvest).
Va chiarito che nell’ambito del processo penale nei confronti dell’imputato Berlusconi non si era più proceduto per prescrizione perchè solo a lui, e non agli altri coimputati, erano state concesse le attenuanti generiche: il processo a suo carico, pertanto, non era mai stato affrontato nel merito.
Cosa che, invece, ha fatto il giudice Mesiano ai fini della causa civile concludendo, dopo una valutazione di merito di tutte le prove già emerse, che Berlusconi non potesse essere ritenuto estraneo ai fatti: non è pensabile che un bonifico di circa tre miliardi di lire possa essere deciso ed effettuato senza che il legale rappresentante, che era poi anche amministratore della Fininvest, lo sapesse e lo accettasse.
Così conclude il giudice: “… pertanto è da ritenere, incidenter tantum ed ai soli fini civilistici del presente giudizio, che Silvio berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede, corresponsabilità che, come logica conseguenza, comporta, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore commesso nell’attività gestoria della società medesima, la responsabilità della stessa Fininvest…”.
Di qui la condanna della Fininvest a risarcire a CIR il danno da perdita di chance: non è dato sapere come sarebbe andata la vertenza del lodo Mondadori se il giudice non fosse stato corrotto, è, però, certo che la corruzione del giudice privò la CIR della chance di ottenere una decisione favorevole.
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